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In Camerun un progetto per portare l’acqua a 5000 famiglie

Si chiama K634 ed è stato promosso dal Pontificio Istituto Missioni Estere

MILANO – Si chiama K634 il progetto del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), una comunità di preti e laici che dedicano la loro vita all’annuncio del Vangelo e alla promozione umana presso altri popoli e culture.

Attraverso tale iniziativa si desidera far giungere l’acqua in Camerun e più precisamente nell’estremo nord del Paese, che ha come capoluogo Maroua. In questa zona, una delle più povere del Camerun, «la pluviometria media annuale è appena sufficiente per permettere un ciclo produttivo di culture annuale senza apporto d’irrigazione».

La carenza idrica in Camerun

A pregiudicare lo sviluppo economico e sociale è dunque proprio la mancanza d’acqua.

Infatti «nei primi quattro mesi dell’anno i fiumi sono asciutti e i pozzi tradizionali cominciano a non dare più acqua. La mancanza di pozzi moderni obbliga le donne e i bambini a rifornirsi d’acqua a molti km di distanza o ad approvvigionarsi d’acqua di pessima qualità con conseguenze negative sulla propria salute».

Il progetto

Per garantire l’approvvigionamento idrico e favorire lo sviluppo sociale il PIME intende inserire il geologo Dario Leoni allo scopo di aiutare i tecnici locali nella ricerca delle potenzialità idriche del territorio, con l’ausilio di tecniche geofisiche e l’interpretazione delle foto satellitari e per trasmettere loro le proprie conoscenze e competenze.

L’obiettivo specifico è quello di ricercare alcune falde acquifere sotterranee per migliorare la percentuale di riuscita nello scavo dei pozzi perforati almeno fino al 75%.

A beneficiarne direttamente saranno 5000 famiglie, di cui 8000 bambini e 3000 adulti, ma i benefici indiretti coinvolgeranno 300 villaggi, per un totale di 100.000 persone.

di Fabio Piemonte

28 agosto 2018

credits: fotolia

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